CORRIERE DEL VENETO 03-06-2004

NO GLOBAL IN CAMPO IN ONORE DEL "BAE", ASPETTANDO ROMA

VENEZIA - "Precettati Actv e Assemblea permanente contro il rischio chimico per piacere in campo. Si preparano intanto Bangladesh Venice Association contro Agenzia Sociale per la Casa". Scendono in campo vestendo una maglietta bianca con stampato il numero civico della casa che hanno occupato. E intanto riparte la musica, i panini, le birre. Scarpe da tennis e jeans tagliati, petti nudi e braccia tatuate, sigaretta in mano: il quarto memorial a Francesco Romor, al "Bae", ha raccolto per tutto il giorno 32 squadre di calcio nell'area del campo sportivo di Zelarino, poco fuori Mestre. Squadre da sei, raffazzonate alla meno peggio. Calciatori immigrati, ragazzi dei campi nomadi, disobbedienti, contestatori alla guerra del signore della guerra e piloti di Actv in odor di sanzione disciplinare da parte della prefettura per le disobbedienze ai precetti del Natale scorso. Ultras, facce storiche dei centri sociali, bambini e cani al guinzaglio. Squadre da Bologna, Modena, Conegliano, Padova. C'era un pò di tutto ieri alla manifestazione in onore del Bae, anima della curva sud del Venezia, morto a 39 anni il 13 febbraio di tre anni fa.

Ancora sudati dopo l'azione dimostrativa della mattina alla caserma Matter di Mestre, con tanto di lancio di fumogeni all'interno e scritto contro la guerra sui muri bianchi perimetrali. Almeno la metà di quelli che ieri hanno ricordato il loro compagno di tifoseria e associazionismo partiranno oggi per Roma. Una scelta "evidentemente naturale", per "guastare la festa della guerra e l'onore al suo responsabile". "Non posso venire, domani lavoro", dice uno con i dread-locks, i capelli alla Bob Marley, quasi a scusarsi. Per gli altri l'appuntamento è fissato. In quest giornata costruita per "liberare il calcio dal razzismo, dalla repressione e dal business", Roma c'è e si sente. Nella voce del dissenso, nelle scritte contro la guerra appese a striscioni sui recinti dei campi, sulle porte bucate: "Bush stattene a casa tua". Si va. Si parte in treno. Stasera. Ore 23:30, stazione di Mestre. Ci si incontra con quelli che arrivano da Trieste. E poi con quelli che saliranno a Padova, Monselice, Bologna. Un fiume: un centinaio dalla provincia, almeno 500 dal Nordest. A valle ci sono le strade di Roma, quelle della contestazione. Quelle probabili, molto probabili, dello scontro. "No, come al G8 no, non sarà un'altra Genova - dice Luca Casarini - la storia è passata, ma se seguissimo il corteo stabilito non ci vedrebbero mai. Troveremo la forma per una giornata di contestazione totale. Non possiamo guardare e stare fermi. Si sta formando una coscienza diffusa, collettiva, di protesta. Melfi, gli scioperi, la disobbedienza contro il caro prezzi. La gente non vuole più subire. Non vuole più la guerra. Io so fare questo tipo di protesta - dice ancora Casarini - so usare questo modo per cercare di cambiare le cose, per impedire questa guerra. Se ne conoscete altri di altrettanto efficaci, siamo pronti a discuterli. Intanto diciamo dei no".

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