LA NUOVA VENEZIA 03-06-2004

IN CAMPO SOTTO IL SEGNO DEL "BAE"

ZELARINO - CENTINAIA DI GIOVANI ALLAQUARTA EDIZIONE DEL TORNEO INTERNAZIONALE IN MEMORIA DI FRANCESCO ROMOR. UN CALCIO AL RAZZISMO E ALLA GUERRA TRA STAND E MERCATINI.

ZELARINO - Un calcio al razzismo, alla repressione e al business. Ma soprattutto alla guerra. La quarta edizione del torneo del "Bae" non è stata soltanto il ricordo di Francesco Romor, ultras del Veneziamestre scomparso quattro anni fa. 

E' stato qualcosa di più, un qualcosa rivolto alle problematiche no-global così vicine a "quell'umanità che il Bae metteva in tutto quello che faceva", come recita la fanzine distribuita alla festa. Con questo spirito, ieri, si sono ritrovati nei campi sportivi di Zelarino, sulla Castellana, centinaia di ragazzi e ragazze, da molte parti della regione (Padova, Treviso, Vicenza, oltre che Venezia), d'Italia (Pistoia, Cosenza, Modena, Bologna, Pisa, Bergamo, Milano, Ancona) e del mondo (Moldavia e Kurdistan). Per giocare un torneo di calcio, sì, ma soprattutto per vivere una giornata di divertimento e di confronto, fra stand, mercatini, bar e infopoint. In molti idealmente proiettati all'appuntamento di Roma di domani con le contestazioni a Bush. "Nessun pudore da parte delle istituzioni - ha detto Luca Casarini, portavoce dei Disobbedienti - Bush, pur dopo lo scandalo di Abu Ghraib, viene ricevuto con tutti gli onori. Noi ci opporremo con i blocchi". Un torneo infarcito d'attualità, in un abbraccio collettivo a tutte le tematiche no-global. Alla presenza, inoltre di ospiti come il vicesindaco Michele Mognato, il prosindaco Gianfranco Bettin e l'assessore Beppe Caccia. "Un successo - ha commentato Luciano Romor, fratello del Bae - sono felicissimo". Tanto che si parla già per il prossimo anno di una dieci giorni no-stop. Intanto fra le trentadue squadre che giocavano negli otto campi allestiti, molte le curiosità. i "precettati Actv", per esempio, lavoratori protagonisti della battaglia di Natale per il rispetto del contratto. O i "ladri di biciclette" composta da operatori e "pazienti" del camper "Riduzione del danno" che si occupa di tossicodipendenza. Per la cronaca il torneo è stato vinto dal Centro Coordinamento Veneziamestre. Vi hanno partecipato: All Stars for Chiapas, Invisibili, Assemblea Permanente contro il rischio chimico a Marghera, laboratorio occupato Monselice, Bangladesh V. A., Bologna Antirazzista, BG Modena, CCCVM, Cso Pedro, Cso Rebelde, Comunità Moldava, Cosenza, C.N.M.A: Pisa, FC Clandestino, FC Obilic, G. Oronzo Canà, Kurdistan, Ladri di biciclette, la Rebeldia, L.Z. Vicenza, M21, 1982 Pistoia, Pancrazio Occupato, Per il Bae Bergamo, Precettati, Razzismo Stop, Roll in Venice, Rude Fans, S.S.A. Milano, Ultras Ancona, Ultras Unione, Veci dea Sud.

 

L'OPINIONE - UNA LEZIONE DI SPORT E SOLIDARIETA' DAI TIFOSI DELLA CURVA.

In un 2 giugno mai festeggiato in precedenza nel nostro paese con tanta retorica ed esibizione di armi, a Zelarino, gli Ultras Unione, hanno celebrato uno dei tifosi storici degli arancioneroverdi, il Bae, ovvero Francesco Romor, scomparso qualche anno fa. Una celebrazione attraverso un torneo di calcio. E non solo. Nel nome del Bae è in corso di costruzione uno stadio - El Estadio del Bae, appunto - nel Chiapas a Guadalupe Tepeyac, i cui finanziamenti giungono tutti dal mondo degli ultras di molte città. Una lezione, insomma, quella messa in pratica da questi ragazzi. E un esempio, da mettere in evidenza. Sì, perchè i tifosi arancioneroverdi, in un momento in cui la squadra sta rischiando grosso e la società Venezia Calcio non si capisce bene chi e cosa sia, in un momento in cui altri tifosi non troverebbero nulla di meglio che contestare e magari minacciare, loro, gli Ultras Unione, ci insegnano che c'è un modo diverso di essere ultrà. "Al Bae non piaceva questo calcio moderno, tutto business e niente passione. Al Bae non piacevano neppure i coltelli, gli agguati vigliacchi, tutti quegli stronzi che infamano ed infangano il mondo degli ultras". Così raccontano di lui i ragazzi dell'Unione. E nel suo nome portano avanti una vera impresa di solidarietà che è al contempo crescita, percorso di maturità, esperienza di vita. Molti di loro infatti stanno partecipando materialmente alla costruzione, laggiù in Messico, dello stadio e delle sue infrastrutture. Si può essere tifosi anche così, lontani anni luce dal ritratto ricorrente dell'ultrà imbecille e violento. Va così, da queste parti, grazie a loro. Lezioni di vita, nel nome del Bae. ROBERTO FERRUCCI

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