LA NUOVA VENEZIA 17-02-2001 

L'ULTIMO SALUTO A "BAE". TANTE SCIARPE ARANCIONEROVERDI AL FUNERALE. LE PAROLE DI DON VITALIANO, LE LACRIME DELL'UNIONE.

Un grande coro, stretti attorno all'albero che lo ricorderà per sempre. Così gli Ultras Unione hanno voluto salutare Francesco "Bae" Romor, leader storico della curva Morosini, scomparso martedì mattina a 40 anni. Una morte che ha colpito tanti, non solo all'interno della tifoseria arancioneroverde. Ai funerali di Bae ieri mattina nella chiesa del Gesù Lavoratore di Marghera c'era veramente tanta gente. Molti gli ultras unionisti, certo, ma anche gente comune che lo conosceva, altri che avevano condiviso con lui battaglie politiche. Per Francesco Romor, infatti, il calcio era solo una delle grandi passioni. Bastava dare un'occhiata al sagrato davanti alla chiesa, accanto alle sciarpe arancioneroverdi e ai bomber gialloblù delle Brigate del Modena, da sempre gemellati, le bandiere di Rifondazione e del movimento Zapatista e i kefiah. Per tutti tanto dolore e occhi gonfi. C'è anche una delegazione del Venezia, l'allenatore Prandelli, il d.g. Gasparin, il team manager Musco, i giocatori Bettarini, Pavan, Luppi e Valtolina. Qualche banco più in là Beppe Caccia e Gianfranco Bettin. A ricordare Francesco Romor è padre Vitaliano, il sacerdote protagonista del raid sulla pista di Istrana durante la guerra del Kossovo. "C'era una frase che il Bae conosceva bene - dice - 'camminare domandando', una frase che gli indios del Chiapas hanno preso come motto. Anche noi dobbiamo andare avanti, continuando a chiederci il perchè delle cose. C'è un bel verso di De Andrè che mi viene in mente, dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Questo è il bel paradosso di Dio, far nascere dei fiori da persone considerate nulla. E Bae ha fatto qualcosa di grande, è riuscito a metterci tutti insieme per fare qualcosa di buono. Alla fine della cerimonia religiosa la sorella di Romor, Betty, legge un messaggio di Bae, poi la maggior parte dei presenti si trasferisce al centro social Rivolta per la commemorazione civile. Nel giardino del Rivolta, proprio davanti all'appartamento dove Bae viveva, viene piantato l'albero che lo ricorderà per sempre, mentre lo stereo spara a tutto volume "Don't Let Me Misunderstood" dei Santa Esmeralda, una delle sue canzoni preferite. "Non so cosa dire - dice commosso Filippo Boccalon, veneziano doc come Bae - ma il modo migliore per ricordarlo è un coro". Franz conferma quando detto prima da Luca Casarini. "Vogliamo dedicargli uno stadio in Chiapas - dichiara - al più presto presenteremo il progetto".

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