LA NUOVA VENEZIA 25-02-07
NEL RICORDO DEL BAE UN "PONTE" COL CHIAPAS
Rese note cifre e risultati di sei anni di attività.
MARGHERA. L’idea di partenza era quella di costruire uno stadio e dedicarlo a un amico scomparso. Alla fine, però, il progetto El Estadio del Bae si è trasformato in qualcosa di diverso, un progetto che si è concluso stabilendo un legato stretto con il Chiapas in Messico. Il bilancio finale dell’esperienza è stato tracciato venerdì sera all’interno del centro sociale Rivolta di Marghera, nel corso di una conferenza stampa che ha voluto raccontare quanto è stato realizzato in nome di Francesco “Bae” Romor, il tifoso arancioneroverde morto sei anni fa. Lo stadio non si è fatto, anche se è stato rimesso a nuovo il campo di San Josè del Rio, uno dei villaggi del Chiapas toccati dal progetto dell’Estadio. Conti alla mano, dal 13 febbraio 2001 a pochi giorni fa sono stati raccolti 98.245,97 euro, frutto di versamenti su un conto corrente e altre iniziative promozionali. Poco meno della metà di questa somma (44.055,07 euro) è stata destinata direttamente alle comunità zapatiste presenti in Chiapas, 12.150 euro invece sono stati devoluti ad altre iniziative di solidarietà promosse da altre tifoserie. Aggiungendo le spese di vario tipo, alla fine in casa ai promotori del progetto sono rimasti 4.178,40 euro, una somma che verrà comunque utilizzata per altre iniziative in Chiapas, in particolare nella località di Guadalupe Tepeyac e La Realidad. Nel concreto sono stati realizzati falegnameria, una condotta idrica che porta acqua potabile a Guadalupe Tepeyac, una “casa de herbolaria”, edificio che verrà utilizzato per conservare e imparare a utilizzare le piante medicinali che crescono sul posto. La serata finale del progetto, però, non è stata solo l’occasione per tracciare un bilancio, ma anche l’occasione per far festa, visto che dopo la conferenza stampa è scattata la “notte del futbol rebelde”, evento a base di musica che ha visto alternarsi sul palco del Rivolta band locali e il gruppo ska Banda Bassotti, con djset finale di Adrenalik Crew. Ed è stata l’occasione anche per discutere di un calcio nel quale si fa sempre più fatica a riconoscersi, ormai spogliato della passione. “Questo progetto si è concluso, non abbiamo costruito lo stadio, ma sono state realizzate cose più importanti nel nome del Bae – assicura Franz Peverieri, uno dei promotori dell’iniziativa – e soprattutto è stato gettato un ponte che ha messo in comunicazione mondi diversi e tifoserie rivali”.