IL PROGETTO. Il progetto “El estadio del Bae”, promosso dall’Associazione “Noi Ultras” e da numerose realtà giovanili, sociali ed aggregative, nasce in memoria del compagno e amico tifoso Francesco Romor detto Bae, scomparso il 13 febbraio 2001, ed è finalizzato alla realizzazione di un impianto polifunzionale, sportivo ed aggregativo, in Messico. Una struttura eco-sostenibile, che tuteli le specificità delle culture e delle tecniche di costruzione locali. Le strutture potranno essere utilizzate non solo per consentire la pratica dello sport, quale elemento di aggregazione e di educazione alla salute e al benessere, ma anche per permettere alla comunità di ritrovarsi, fare festa, organizzare eventi di dibattito e discussione sociale, culturale e politica. Ci saranno tribune, servizi, spogliatoi, spazi comuni, sarà una struttura pubblica pensata e costruita per essere vissuta tutti i giorni.

GLI SVILUPPI. Durante il loro viaggio in Messico, al seguito della Carovana per la Dignità Indigena, le Tute Bianche, a nome dei proponenti, hanno presentato il progetto e hanno preso i contatti necessari affinché le Comunità Indigene individuassero l’area, discutessero le necessità e gli eventuali problemi connessi alla realizzazione dell’impianto. Il progetto è stato messo al vaglio delle comunità indigene e dalla loro discussione è emersa la volontà di realizzare il progetto nel villaggio di Guadalupe Tepeyac. Le comunità indigene infatti si stanno riappropriando di alcuni territori del  Chiapas, dai quali si sono ritirate le truppe paramilitari che li avevano precedentemente occupati. Una di queste, Guadalupe Tepeyac appunto, necessita di una completa ricostruzione e, in questo senso “El estadio del Bae” quale spazio destinato allo sport, ma anche a manifestazioni popolari di altro tipo non è che l’inizio di un lungo lavoro di riappropriazione del territorio da parte delle comunità indigene. A tal fine sono stati avviati contatti con ingegneri esperti di costruzioni eco-sostenibili coordinati dal Collettivo Paliacate, formato da studenti e docenti dell’Istituto Politecnico Nacional di Città del Messico. Si è tenuto nel mese di Novembre 2001 un sopralluogo nella zona destinata alla realizzazione. La delegazione  del comitato promotore ha  definito, con i responsabili delle comunità zapatiste, la fase progettuale e concordato la realizzazione pratica del progetto, prevedendo la collaborazione in loco di un gruppo italiano per l’intera durata dei lavori.  All’interno del progetto “El estadio del Bae” hanno gia trovato finanziamento e realizzazione altre opere complementari, ma non per questo meno importanti: la falegnameria, che dà lavoro a numerosi giovani contribuendo  a  rompere  la  dipendenza  economica  della  comunità  dalla   monocultura   del  caffè, l’ officina meccanica, necessaria alla realizzazione in loco dei lavori di carpenteria previsti, e la condotta idrica di oltre 4 chilometri che consente una razionalizzazione nell’ uso dell’acqua potabile. Una seconda delegazione destinata ad iniziare i lavori è partita nel dicembre 2002 ed ha realizzato il primo degli interventi in progetto: un sistema di condotte porta l’acqua in ogni angolo di Guadalupe Tepeyac. Alcuni tecnici raggiungeranno la comunità nel luglio 2003 per programmare la seconda fase dei lavori che inizieranno tra agosto e settembre con l’ arrivo di due brigate di lavoro formate da ultras e compagni provenienti da tutta Europa. Ogni fase sarà documentata e pubblicizzata a cura del comitato promotore, per aggiornare costantemente tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito alla realizzazione del progetto.            

CARATTERISTICHE DEL PROGETTO. El estadio del Bae è stato pensato e progettato con la partecipazione attiva della comunità di Guadalupe Tepeyac. Sono state recepite tutte le richieste e le osservazioni provenienti dall’ assemblea del Municipio Autonomo nell’ ottica di una cooperazione orizzontale che non prevede benefattori e “poveri indigeni”. Nella progettazione esecutiva si sono tenuti in considerazione materiali e tecniche di costruzione tradizionali delle comunità della Selva. Mattoni, legnami, e tutto quello che sarà possibile, sono forniti direttamente dalle cooperative zapatiste, ridistribuendo quindi tra i lavoratori quote di reddito. In particolare per il legname ci si è accordati con il Municipio Autonomo che procederà a tagli selettivi, per non causare danni all’ ecosistema. In questo modo, da una parte contrastiamo lo sfruttamento intensivo delle risorse, dall’altra sosteniamo la microeconomia della comunità. Per quanto riguarda la condotta idrica, stiamo lavorando ad un progetto di potabilizzazione delle fonti e ad uno di fitodepurazione degli scarichi.

In sostanza, come potete vedere, El estadio del Bae si configura come un progetto in continua evoluzione che mira a costruire relazioni di cooperazione durature sostenendo i progetti di sviluppo decisi dalla comunità stessa.  

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COS’E’ PER NOI EL ESTADIO DEL BAE. El estadio del Bae non è solo un modo per ricordare Francesco, per fare qualcosa di concreto nel campo della solidarietà e della cooperazione con le comunità ribelli del Chiapas, ma anche, e soprattutto, il tentativo, riuscito, di aprire canali di comunicazione tra tanti ragazzi che vivono le curve degli stadi. Ultras di squadre rivali che volano di là dell’ oceano per costruire il sogno di un ragazzo come loro, per non perdere il maledetto vizio di sognare, scoprendo che dietro una sciarpa di un colore diverso, ci sono gli stessi sogni, le stesse passioni, le stesse speranze. Ultras che non vogliono tacere davanti ad una repressione cieca e pericolosa per le libertà di tutti, che denunciano l’ ipocrisia di chi vorrebbe stadi pacificati in un mondo in guerra, che non si rassegnano ad essere clienti di uno show che produce solo emozioni di plastica, che non tollerano che le loro curve siano usate per diffondere razzismo e xenofobia a uso e consumo di movimenti politici senza scrupoli, che sognano un altro calcio e un altro mondo. El estadio del Bae è la risposta al calcio business, agli stadi centri commerciali, è la risposta che arriva dalle curve, viste troppo spesso come un problema e non come una risorsa. C’è un Bae in ogni curva, ci sono ancora ultras, con un cuore, un’ anima, un cervello, che non si arrendono. Mai. El estadio del Bae è dedicato a tutti loro.

IL COMITATO PROMOTORE. L’ associazione NoiUltras ha costituito un comitato promotore, composto da alcuni esponenti dei gruppi della curva Sud del VeneziaMestre, di clubs di tifosi, da militanti dell’ associazione Ya basta! e dai familiari di Francesco. Il comitato ha sensibilizzato ad una partecipazione attiva al progetto tutti i gruppi della curva sud dello stadio “F. Penzo” di Venezia, altri soggetti pubblici e privati, i centri sociali e le associazioni del territorio, promuovendo una campagna di autofinanziamento che ha raccolto, fino ad oggi, maggio 2003, circa 50.000 euro nel Conto Corrente, aperto presso la Banca Popolare Etica con sede a Padova. Il comitato promotore ha il compito di seguire tutte le fasi del progetto e la campagna di raccolta fondi sensibilizzando innanzi tutto i gruppi delle curve che vogliono aderire all’iniziativa, i centri sociali, le associazioni e qualsiasi altro soggetto voglia collaborare alla realizzazione di questo sogno. Così in molti fino ad oggi si sono mobilitati organizzando concerti, feste collette e altre iniziative finalizzate alla raccolta dei fondi necessari.                  

 

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