PASQUA AMBURGHESE
RACCONTO DI UN VIAGGIO NEL MONDO DEL PALLONE... QUELLO VERO.
MERCOLEDI' 7 APRILE 2004.
Partiamo in cinque dal civico 146 di Via Torre Belfredo, i Quattro Cantoni, con le parole dell'organizzatore dei Viaggi del Ventaglio bene in mente: “Siate seri!”. Il largo anticipo con cui ci diamo appuntamento ci permette di arrivare all'aeroporto di Bergamo puntuali. Come al solito rischiamo. All'aeroporto, manco a dirlo, appena smontiamo intravediamo i soliti omini blu, che però non ce l'hanno con noi. Il viaggio in aereo è un misto di battute e preghiere, sperando di arrivare sani e salvi. Così è, e dopo due ore atterriamo a Lubecca. Ci vengono a prendere i ragazzi degli Ultras, con uno dei tanti pulmini della Polisportiva Sankt Pauli e in un'ora arriviamo ad Amburgo. L'accoglienza è favolosa: i due ragazzi che ci ospitano (in una carbona da paura), Christian e Claudia, sono fantastici e non finiremo mai di ringraziarli. Ci offrono una cena “italiana” (w gli spaghi...) e poi dopo aver conosciuto le prime birre e i primi discorsi, ci portano fuori. La prima cosa che vediamo è il Fanladen (una sorta di Punto Curva, ma molto più grande e utilizzato), dove incontriamo numerosi ultras e persone già conosciute ai Mondiali Antirazzisti degli anni passati, come Massimo il romano che ci invita a cena per il giorno dopo. E' tardi, il Fanladen chiude. Anzi è presto c'è il Jolly Roger che ci aspetta. E' il bar degli ultras, dove è vietato fumare... fuori dal locale! E' qui che l'accoglienza tedesca, ci fa rimanere allibiti e attoniti. Non facciamo neanche ora ad entrare che abbiamo già le mani occupate e questo sarà il leit-motiv del nostro viaggio: ogni volta che qualcuno di noi avrà le mani libere, arriverà qualcuno a riempirtele con nettare degli dei. Sebbene un po' mal ridotti, resistiamo e riusciamo a riportarci a casa sani e salvi. Già intravediamo che sarà dura; oltretutto ci si mette anche il Mago che inizia il suo show e inaugura la tradizione del discorso della buona notte.
GIOVEDI' 8 APRILE
Naturalmente ci svegliamo tardi, inauguriamo l'altra tradizione del buongiorno e via, si parte per le strade di Hamburg, ops pardon, Sankt Pauli, un quartierino davvero niente male. I nostri ospiti ci guidano per i splendidi viali, mostrandoci i vari posti, le case occupate e raccontandoci un po' di storia del quartiere, che nel passato ha avuto anche diverse storie di lotte sociali, con barricate per le strade, scontri con gli sbirri, etc. Davvero tutto il mondo è paese. Poi, ovviamente facciamo una capatina al Millerntor Stadion , lo stadio del Sankt Pauli. Lo troviamo grandioso, uno stadio a misura di ultras, con reti bassissime e conseguenti possibilità di scontri e invasioni notevoli. A parte gli scherzi è piccolino e basso, ma tiene più del Penzo e infatti, ci dicono, la media stagionale di spettatori è intorno ai 17000 spettatori a partita (e in trasferta vanno anche in 6000!!!). Che dire, per fortuna che sono in C1. Sinceramente mi trovo un po' disorientato: qui gli ultras italiani sono visti con rispetto ed ammirazione, ma ho l'impressione che siamo noi che abbiamo molto da imparare.
La sera andiamo a mangiare da Massimo, con cui parliamo anche di cose serie, del torneo del giorno dopo, di quello che succede in Italia agli ultras, la situazione di crisi della squadra locale e anche di facezie. Poi, visto che siamo discoli e spavaldi ci dirigiamo ancora al Jolly Roger, questa volta gremito. Per farvi capire, è grande un po' come il nostro bar, e dentro ci saranno state circa 200 persone. Robe da non credere. Sfiniti, torniamo a casa alle tre di notte, ancora usi e costumi di Germania e via a dormire.. che domani si gioca.
VENERDI' 9 APRILE.
Il risveglio è traumatico. “ E vanti coe tradisioni ”, poi diretti al campo di allenamento della prima squadra dove si svolgerà il torneo. I partecipanti sono in gran parte tedeschi: da Hannover, Babelsberg, Dusseldorf, Lipsia, l'Antifa di Berlino, le dieci, più o meno, squadre del Sankt Pauli; poi gli spagnoli delle Brigadas Amarillas del Cadiz, i fioi del Levante, la seconda squadra di Valencia, con cui stringiamo amicizia, e i baschi dell'Athletic Bilbao. Ci sono anche i cechi del Bohemians Praha, Celtic Glasgow, Leeds International, Easton Cowgirls e infine anche altri due gruppi italiani, i Ternani e le BNA di Bergamo, che naturalmente arriveranno in ritardo il giorno seguente. Il nostro obiettivo è vincere naturalmente, ma poi nel brainstorming del mattino ci guardiamo negli occhi: siamo solo in cinque e con una ragazza (un portiere da paura... ma non per gli avversari), e dovremmo sostenere molte partite nell'arco di due giorni (fra l'altro con un campo regolamentare diviso in due, sono pazzi questi tedeschi..), perciò decidiamo di morire del male minore e cercare di uscire dal torneo il prima possibile. Non ce ne vogliano i nostri fans, ma ci avete visto in faccia? Secondo voi siamo tipi da calcetto? Non vi pare che se avessimo voluto giocare a calcio avremmo cercato di sfondare come calciatori? Se la domenica stiamo sulle gradinate, ci sarà pure un motivo, no? Detto, fatto. L'impegno c'è, la voglia, anche, le gambe e il risultato no, però. Grazie a chi vi scrive inizia la serie di sconfitte. Grazie perchè apro la serie delle segnature con un funambolico autogol degno del miglior Niccolai. A dire il vero, in questa e anche nelle altre partite che seguiranno ci rendiamo protagonisti anche di calcio brasileiro , che fa ammutolire gli avversari ed esplodere le folle assiepate a bordo campo. Morale della favola, ne perdiamo tre su tre, anche se col passare del tempo cresce la nostra intesa, grazie anche agli innesti stranieri acquistati ai margini del torneo. E che credevate, che avessimo giocato sempre in cinque e per venti minuti di seguito? Comunque, assieme agli spagnoli, ci riprendiamo un po' di dignità persa giocando, sfoderando un tifo da paura. Tutti contenti ci apprestiamo a vivere il resto della giornata in felicità, perchè, ahinoi siamo inconsapevoli delle regole tedesche dei tornei. Siamo ultimi del girone, vuoi che domani dobbiamo ancora giocare? No, e allora via al divertimento. Altolà, come d'incanto ci ritornano in mente le parole del nostro boss, fate i seri e allora cominciamo anche a parlare con gli altri gruppi presenti. Per chi sa l'inglese, il compito è meno gravoso, per gli altri ci sono sempre gli spagnoli e gli atalantini con cui parlare e scambiare idee. Poi dalle autorità presenti ci giunge una triste notizia: l'indomani mattina siamo attesi ai campi per disputare almeno altri due incontri. E' la fine, ma il tasso alcolico presente nel nostro sangue ci permette di riderci anche sopra.
Dopocena, come al solito Jolly Roger e altri bar, col nostro Gullit dalla pelle bianca, che marca a uomo una teutonica: obiettivo, portare a casa i tre punti. A notte inoltrata ce ne torniamo a casa in Talstrasse (detta anche Gaystrasse per la decina di cinema gay presenti), e senza dimenticare le tradizioni.
SABATO 10 APRILE.
La mattina siamo un po' disperati, alcuni di noi meditano di dichiararsi infortunati, ma poi ci sentiamo quasi obbligati a far vedere di che pasta siamo fatti. Naturalmente le perdiamo tutte e due anzi, no, la seconda, con le ragazze del Sankt Pauli, finisce 2-2 grazie ad un altro stupendo autogol, questa volta grazie ad una magia del Mago, che prende palla a centrocampo, scarta tutti i compagni e anche il nostro più grande portiere, Jaume, preso in prestito dal Levante per la fase finale, e insacca. Risultato, da gentiluomini spediamo tutti i rigori sopra la traversa e via, questa volta è davvero finita, siamo fuori dal torneo. Ci dedichiamo ai nostri passatempi preferiti ma, anche se un po' storti, assolviamo anche i nostri compiti di comunicazione: il nostro stand informativo sull' Estadio è uno dei più ricercati, sono molti i gruppi e le persone che vengono a chiedere informazioni. Parliamo anche con Nils, uno dei fioi degli ultras scesi in Chiapas, ma che ha avuto la sfortuna di non poter entrare in comunità per i problemi di fine anno. A dire il vero el fio g'era un fià incassà , così ci scusiamo per l'accaduto, gli spieghiamo che eravamo all'oscuro dei loro problemi e che comunque il progetto continua. Con le nostre difficoltà linguistiche enormi siamo comunque riusciti a interagire con molti teutonici e non. Prima di cena c'è un interessante dibattito proposto dagli organizzatori, a cui ci chiedono di partecipare, assieme agli atalantini, per spiegare la situazione italiana. Le difficoltà linguistiche non ci permettono di capire appieno il dibattito, ma comunque il nostro intervento risulta molto applaudito.
Sta arrivando la sera, il nostro Gullit, dopo numerosi dribbling è a tu per tu col portiere, ma succede il finimondo: gli ettolitri di birra cominciano a muoversi nella pancia ed è costretto a rientrare negli spogliatoi. Prima del concerto serale (ska, ska e solo ska da queste parti) lo riprendiamo e gli facciamo prendere un po' d'aria. Durante la serata si riprenderà, anche se non riuscirà a portare a casa i tre punti e tutta Hamburg saprà delle sue vicissitudini. Torniamo a casa veramente distrutti e questa volta più per dolori muscolari che per altro e senza il Mago, il mio eroe: l'esperienza si nota, o forse con i suoi incantesimi e riuscito a far sparire tutta la birra che gli ho visto in mano senza che me ne accorgessi!
DOMENICA 11 APRILE.
Che dire, è stata un'esperienza favolosa. L'organizzazione tedesca è stata buona, ci hanno trattato come fratelli, tanto che ci siamo già autoinvitati per il prossimo anno, questa volta sperando di venire molti di più. La cosa più positiva di questi raduni è che ogni volta si finisce col conoscere nuove persone, gruppi ed esperienze, che aiutano sicuramente nel percorso quotidiano di ogni gruppo. Altra cosa fondamentale è la nascita di nuove amicizie: davvero non ci stancheremo mai di ringraziare i ragazzi che ci hanno ospitato e che per quattro giorni ci hanno regalato la loro casa.
Dobbiamo ancora svegliarci e siamo già tristi di dover partire. Qualcuno fra di noi già programma viaggi e/o lavori estivi in terra tedesca, gli altri finiscono i preparativi e/o danno seguito alle tradizioni. Prima di partire scambio di doni coi padroni di casa (anche se sembravamo noi i padroni di casa), ringraziamenti, inviti vari e appuntamento ai Mondiali Antirazzisti di luglio. Poi incontriamo e salutiamo gli altri italiani presenti e montiamo sul furgone che ci porterà all'aeroporto. Eh sì è finita. Alla prossima, magari a giugno o luglio col caldo.
Questi sono i miei ricordi, un po' sbiaditi (nel senso che non sono mai stati chiari...), molte cose ho tralasciato, molte sono le interpretazioni, ma comunque è più o meno la realtà. Ancora una volta, dal 1987 ULTRAS UNIONE SEMPRE E OVUNQUE.
TORNEO ANTIRAZZISTA DI AMBURGO-SANKT PAULI 7-11 APRILE
Non potevamo certo venire meno all' invito dei ragazzi del Sankt Pauli per questo primo trofeo antirazzista organizzato nel week-end pasquale e così partiamo in 5 dai 4 Cantoni mercoledì mattina con destinazione Amburgo. Più precisamente lo storico quartiere di Sankt Pauli. Il viaggio scorre tranquillo e nel pomeriggio sbarchiamo in Germania dove troviamo ad attenderci un furgone che ci porterà direttamente dai ragazzi che ci ospiteranno. Strepitosa l' accoglienza dei padroni di casa che dopo averci fatto accomodare e averci rifocillato ci portano al loro ritrovo (il FanLaden, avete presente PuntoCurva? Ma molto meglio….) dove si svolge ogni mercoledì la riunione, qui siamo accolti in maniera incredibile da tutti con birre e discorsi uno dopo l' altro ( peso de star in Vietta ). Questa prima serata oltralpe si conclude al Jolly-Roger Pub, un altro ritrovo per gli Ultras bianco-marroni dove tra birre servite come l' acqua e un erbetta davvero killer ci spegniamo alla distanza. Il giorno seguente lo usiamo per gustarci la città e tra negozi di cd, cibi un po' troppo pesanti e le immancabili birre arriviamo all' incontro prefissato con Massimo che ci fa omaggio della sua ospitalità con una pasta all' italiana che ci mette a posto lo stomaco. È quasi l' alba quando rincasiamo dopo aver passato la serata in molti bar e aver fatto conoscenza con i primi gruppi Ultras arrivati per il torneo (gli spagnoli del Levante e di Cadiz, i boemi di Praga e gli scozzesi del Celtic Glasgow). Il venerdì mattina purtroppo la sveglia suona presto ed è ora di indossare magliette e pantaloncini per dar prova della nostra classe anche all' estero… Attaccati i nostri stendardi perdiamo la prima, la seconda e la terza partita facendoci notare fin da subito per il nostro approccio prepartita non molto professionistico… La giornata scorre tra l' alcool a fiumi, e le sempre ben accette chiacchierate con gli altri gruppi.. Ci ha fatto molto piacere vedere fin dal nostro arrivo come i ragazzi del Sankt Pauli tengano molto al progetto dell' Estadio del Bae, infatti sono moltissimi quelli che indossano il materiale del progetto. Quando arriva ora di cena inizia il dibattito che ha come tema la repressione e il razzismo, dopo le varie esperienze raccontate dai gruppi tedeschi e spagnoli, diciamo anche noi la nostra parlando insieme alle Brigate di Bergamo sul lavoro che sta svolgendo MovimentoUltras in Italia e sulle varie iniziative che stiamo portando avanti come il Progetto dell' Estadio del Bae, o l' entrata gratis dei migranti in curva. La terza serata in terra di Germania si conclude stranamente ancora una volta a tarda ora dopo una cena in un ristorante italiano insieme ai bergamaschi e la consumazione dell' ennesima bibita all' ormai noto Pub…. Il sabato convinti di essere gia fuori dal torneo allestiamo il banchetto con il materiale informativo dell' Estadio del Bae, che è stato accolto molto bene da tutti i partecipanti visto il notevole afflusso di persone che vi si sono recate… Per nostra brutta notizia ci tocca giocare ancora e così continuiamo nella serie negativa perdendo anche le ultime due partite (non vinciamo mai!!), l' ultima contro le ragazze del Sankt Pauli dopo i calci di rigore che per la verità da bravi gentiluomini abbiamo tirato fuori. Esclusi definitivamente dal torneo qualcuno si dedica all' approccio di una bellezza locale per cercare di portare a casa tre punti, qualcun altro continua le ciacoe con i ragazzi conosciuti in questi indimenticabili giorni, e qualcun altro continua a bere non dando alcun segno di cedimento… Si conclude il torneo ma non la festa che continua alla sera con un concerto vicino allo stadio, peccato che qualcuno arrivi alla serata conclusiva non molto in forma dopo aver gettà l'imposibi-e a causa della birra tracannata a quantità industriale e venga perciò deriso da tutti i presenti(Visi Pallidi VeneziaMestre). Entriamo al concerto e inizia la festa, canti, balli, gente a torso nudo, il Mago scambiato addirittura per un brasileiro , qualcuno che finalmente riesce ad ottenere qualcosa dalla bellezza locale inseguita per tutto il torneo… siamo tutti distrutti ( semo ‘ndai de piera ) e decidiamo di tornare a casa per l' ultima dormita, tutti tranne il nostro sudamericano di Marghera che resta fino alla chiusura del concerto a bere e a discorrere all' infinito... L' indomani dopo aver ringraziato e salutato tutti facciamo ritorno in patria, anche se più di qualcuno sta già programmando a breve un ritorno … Ci sembra giusto ringraziare per l' ospitalità ricevuta tutti i ragazzi di Sankt Pauli ma in particolare Christian, Claudia e Massimo… e salutiamo tutti quelli conosciuti al torneo con la speranza di rincontrarci presto sempre uniti sotto la bandiera dell' antirazzismo…
ULTRAS UNIONE VENEZIAMESTRE SEMPRE ED OVUNQUE- NO AL RAZZISMO, NO ALLA REPRESSIONE, NO AL CALCIO MODERNO
UNO SGUARDO OLTRE L' AVVENTURA DI AMBURGO
Oltre al divertimento che è stato il filo-conduttore della nostra permanenza in terra di Germania, è stato importante confrontarci con un modo di essere e di vivere ultras che, seppur di chiara ispirazione italica, è per certi versi differente. Fin dal nostro arrivo al loro ritrovo, il FanLaden, un vero centro di aggregazione autogestito , abbiamo notato cosa significhi per i sanpaulini il calcio e la squadra, vera identità ed orgoglio di questo angolo ribelle di Hamburg. Ogni mercoledì si tiene una riunione che inizia con una puntualità paurosa, dove centinaia di persone si confrontano nella maniera più civile possibile ed organizzano puntigliosamente le attività in vista della partita che verrà, attesa da tutti con abnorme passione. Per la strada, nei pub, in tutto il quartiere è veramente raro non vedere persone che indossano qualcosa o della squadra o dei gruppi, testimonianza di affetto incredibile e di rapporto di vera simbiosi tra squadra e questo pazzo quartiere che a molti ricorda l' East End londinese. In occasione del dibattito, tenuto il venerdì, abbiamo occasione di vedere più a fondo la situazione ultras tedesca ascoltando le testimonianze di molti gruppi. I nostri interventi sui temi del razzismo, del business, della repressione, hanno attirato l'interesse generale, segno dell'attenzione cui i tedeschi guardano a ciò che accade in Italia. Un altro punto su cui abbiamo potuto notare delle differenze impressionanti è lo stadio, dove recinzioni basse, reti divisorie assenti e un settore ospiti facilmente raggiungibile dall' interno da chiunque ci fanno pensare a cosa ci sarebbe ogni domenica in Italia con uno stadio così… In Germania, invece, il mondo ultras è molto lontano dalla radicalizzazione dello scontro . Gli ultras tedeschi sembrano privilegiare molto più l'aggregazione ed il sostegno alla squadra, partecipando anche alla gestione societaria, limitandone il business e controllando l'operato dei manager. I tifosi di molte squadre tedesche hanno così ottenuto la costruzione di stadi con settori riservati ai posti in piedi, la stesura di statuti societari rigorosi e eticamente corretti, il riconoscimento che la proprietà morale del club è dei tifosi, della comunità tutta. Questo diverso approccio permette loro di non essere schiacciati dalla repressione. I tifosi, gli ultras, sono visti come una risorsa e non come un problema. Gli scontri, quelli veri, sono limitati a poche partite, in particolare quando di fronte ci sono gruppi di matrice neonazista. Per concludere i 5 giorni passati ad Amburgo ci hanno permesso di scoprire una realtà di cui avevamo tanto sentito parlare e che ci ha stupiti positivamente. Il modello tedesco evidentemente funziona meglio di quello inglese. Peccato che nessuno ne parli…