Costruire Memoria

Accade molto spesso che vengano attribuiti significati distorti al concetto di memoria. Altrettanto spesso questa categoria viene utilizzata strumentalmente e viene svuotata dei propri significati reali per divenire funzionale a narrazioni prive di contenuti.

Il nuovo progetto de El Estadio del Bae rappresenta plasticamente l’espressione di una memoria viva, radicata nel territorio e pregna di contenuti.

Il primo progetto nacque proprio dalla volontà dei compagni di Francesco di celebrare la sua memoria, di farla vivere attraverso delle iniziative che fossero funzionali a sostenere le comunità zapatiste in Chiapas, affinché la passione sportiva e l’impegno sociale e politico del Bae non rimanessero un’impronta nel passato ma potessero continuare a vivere ed esprimersi attraverso nuove forme e nuovi interpreti.
Il potere costruisce la propria memoria vuota attraverso la personificazione e la banalizzazione dei processi, di cui le statue rappresentano la manifestazione più diffusa, emblema di “…una verità che nasconde al di sotto della pietra la sua incapacità di dimostrare qualcosa e l’arbitrarietà della sua esistenza” (Durito y una de estatuas y pajaros, personaggio letterario del Subcomandante Marcos).
I compagni del Bae invece decisero di dedicargli un murales, la forma d’arte che meglio rappresenta e descrive i processi dal basso. Un murales che racchiudesse in una frase il valore che la comunità conferiva alla sua figura e, per esteso, al sistema valoriale che aveva originato quell’esperienza oltreoceano. Quel murales, posto lungo una via percorsa quotidianamente dalle migliaia di persone che popolano e attraversano il territorio veneziano, ha reso quella memoria un patrimonio collettivo di chi vive questa comunità.

Proprio come avviene nelle comunità zapatiste tanto amate da Francesco, dove la partecipazione dei compagni scomparsi al processo storico personifica l’esistenza viva del passato nella realtà odierna, così quel murales rappresentava un punto di riferimento simbolico per coloro che oggi vivono il contesto ultras veneziano e per coloro che portano avanti l’attivismo politico del Bae.

Ecco perché quel murales, distrutto a causa dei lavori per la variante stradale, tornerà a campeggiare nel quartiere, poiché privando le comunità della propria storia le si priva anche delle facoltà di immaginare e costruire autonomamente un futuro diverso dalla realtà odierna.

A vent’anni dalla scomparsa di Francesco quindi, su queste premesse si è rimesso in moto il nuovo progetto di El Estadio del Bae che si pone come obiettivo la ricostruzione del murales e, in continuità con il progetto originario, intende sviluppare diverse iniziative declinandole secondo una dimensione locale e internazionale. In questo modo la memoria del Bae non rimane appannaggio di chi ha avuto la fortuna di camminare assieme a lui ma diviene attuale nel rappresentare le potenzialità che sport e attivismo possono mettere in campo attraverso il loro connubio, evidenziando i significativi risultati che possono ottenere a favore dei territori e delle comunità.

Altre parole zapatiste descrivono dunque perfettamente la natura di questo nuovo progetto, “Percorreremo quindi lo stesso cammino della storia, però non lo ripeteremo.

Siamo quelli di prima, si, però siamo nuovi”
(Palabras pronunciadas en Cuautla, 7 marzo 2001).

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