Racconti dal Mundial del Futbol Rebelde 2005

1. EL SUEÑO REBELDE SE REALIZÓ…

Immaginatevi un cielo stellato, la via Lattea, carri e costellazioni varie. Immaginatevi il Caracol de La Realidad, il palco illuminato a festa e mille persone sedute sotto una tettoia ad ascoltare. E immaginatevi di essere lì, sul palco e di poter dire a questi uomini e donne con la dignità ribelle che, grazie fratelli e sorelle zapatisti, grazie per averci permesso di portare Francesco, El Bae, qui da voi, qui dove aveva desiderato essere prima che il triste disegno della vita se lo portasse via. E immaginatevi di poter dire…

Buenas noche a todos y todas

Queridos y queridas hermanos y hermanas de la Selva

Le agradecemos mucho asì tanto quanto la distancia que nos dividen. Le agradecemos mucho por su hospitalidad que siempre mostraron. Le agradecemos por la posibilidad que nos dieron por encontrarnos. Le agradecemos por la posibilidad de costruir un proceso de lucha junto a ustedes.

Nosotros, aficionados de el Futbol Rebelde, ve hemos conocidos por la primera vez en el 2001, quando un nuestro compañero, Francesco El Bae, queria partecipar a la Marcha de el Color de la Tierra. Esto su sueño no se pudo realizarse por que nel mismo tiempo se moriò. Nosotros aficionados decidimos de seguir su camino hermanandonos con ustedes. Al principio pensamos de cercarnos a ustedes recordando Francesco con la costrucion de una cancha de futbol, pero hablando con todos ustedes aprendimos de otras necesidades y en esas nos comprometimos.

Desde quatro años en Itlaia y en Europa, El Estadio del Bae es l’hermanamiento de muchos aficionados de futbol con las comunidades rebeldes zapatistas. Esto proyecto sirviò como estrumento por traer en los estadios de italia y Europa el conocimiento de la lucha zapatista y muchos se inamoraron de esa.

Por eso decidimos de llegar aquì como representante de muchas ciudades diferente por jugar eso torneo de futbol. Los decidimos non por que creemos en la competition deportiva, si non simplemente por que querivamos estar con ustedes y recordar Francesco jugando a futbol. Se dieron cuenta que todavia no savemos jugar a futbol pero lo importante es estar con ustedes.

Aquì traimos las placas da entregar a cada equipos que partecipò a esto torneo. Esta placa es artisanal hecha en la ciudad de Venecia. Son la misma placas que cada años utilizamos en el torneo del Bae que organizamos junto a muchos equipos de migrantes, compas, mujeres, estudiantes y jovenes que viven en los barrios. Cada años entregamos las placas a todos los partecipantes y non solo a los ganadores por que creemos que la cosa màs importante es compartir el mismo percurso y non la victoria.

Bueno compañeros y compañeras, aquì estamos y juntos seguimos en la lucha desde la isla de resistencia y rebeldia que siempre crece in nuestra tierra. Agradecemos todos y todas ustedes y tambien la Asociacion Ya Basta que envolucrò esto enlace.

Que viva la vida y todas la lucha que hay en el mundo.

Red del Futbol Rebelde

Italia, Europa, Planeta Tierra, 2005

Basterebbe questo per capire le emozioni che tutta la Carovana ha provato in questi giorni dove abbiamo giocato a calcio (male…), dove abbiamo conosciuto tante persone come noi, leali, sincere, degne e piene di umanità. E invece no, qui ogni singolo momento è stato pura magia e spiegarlo è difficile. Saranno i profumi intensi, i colori abbaglianti i gesti, i sorrisi della gente o dei bambini…

Al nostro arrivo veniamo subito ricevuti dalla Junta de Buen Gobierno… Gli spieghiamo chi siamo e cosa vogliamo, ma non è che serve molto: sanno chi siamo e perchè siamo venuti. Il loro ringraziamento e il loro rispetto per il nostro sforzo di arrivare fin lì ci riempie di gioia. Così gli diamo l’ennesimo contributo, grazie a Silvia, la compagna di Emiliano, che ha voluto donare alla lucha zapatista i contributi raccolti negli stadi italiani per lei e il piccolo Leonardo alla scomparsa di Emiliano pochi mesi fa.

E poi, il giorno dopo, ci trasferiamo a San Josè del Rio, un piccolo villaggio del Caracol Hacia la Esperanza, dove si giocherà il torneo. In questo piccolo paesino, a due ore circa di cammino da La Realidad e a un’ora circa da Guadalupe, c’è un’importante clinica autonoma. Il campo invece è a dir poco pesante… e molto frequentato da docili animali domestici, galline, cavalli e cani… Buche, piscine e avvallamenti sono gli altri aspetti interessanti de la cancha… Ci guardiamo un pò straniti, qui ci hanno preso sul serio, questo è veramente Futbol Rebelde!

Prima di iniziare il torneo, il rappresentante della Junta ci ringrazia nuovamente per essere arrivati fin lì, poi sul momento si decidono le regole e come si svolgerà il torneo e infine ci schieriamo tutte cinque le squadre in fila a metà campo: qui, tutti insieme, intoniamo l’inno zapatista. Tutto intorno c’è silenzio, rotto solo dalle voci di questi giocatori ribelli. Cade anche la pioggia, fitta, forte, ma nessuno cede di un millimetro, si continua fino alla fine a cantare… e a pensare che, finalmente, caro Francesco sei qui, dove volevi essere, sei qui con noi e con loro, pronto a giocare, a divertirti, a sognare. L’emozione è fortissima, ci sembra di essere nel famoso Maracanà della Selva Lacandona, in mondovisione, al centro del mondo.

E poi via, si inizia. Noi sembriamo ballerini, non ci reggiamo in piedi mentre questi piccoli ribelli corrono come dei maratoneti. E non c’è proprio storia, subiamo gol a grappoli, ma non ci scoraggiamo, anzi l’impegno nostro è a dir poco ammirevole, la voglia di lottare è tanta. Una menzione particolare al nostro portiere, che rende onore alla maglia numero 12 del Bae che indossa: senza di lui i risultati sarebbero stati molto più rotondi…

Ma la cosa più importante è che siamo qua, assieme agli ultimi della terra a dire che Francesco, Emi e tutti noi siamo anche questo. Quelli capaci di fare sacrifici enormi pur di far volare i nostri sogni. Perchè non ci stiamo ad essere la parte passiva e disprezzata del mondo del calcio. Eccoli i “barbari degli stadi”, i delinquenti e violenti degli stadi. Abbiamo superato l’oceano per far volare i nostri sogni…

Il primo giorno, tre partite, e ovviamente tre sconfitte, pesanti! Il secondo giorno, giochiamo e perdiamo anche l’ultima partita, ma alla fine siamo contenti lo stesso. E infine l’appuntamento è per le premiazioni, nel mezzo dei festeggiamenti per la nascita dei Caracol.

Un saluto, un ringraziamento, un arrivederci. Perchè non è finito niente, ci sono tante altre cose che possiamo e vogliamo fare insieme. E non si sa mai che questo non sia solo il Primo Mundial del Futbol Rebelde…

Christian

2. EL SUEÑO REBELDE SE REALIZÓ…

31 luglio 2005: si parte per il Chiapas con la Carovana 2005, si parte per la realizzazione di un sogno nato cinque anni fa subito dopo la scomparsa del Bae, si parte per giocare nella Selva Lacandona il primo torneo del Futbol Rebelde.

Io personalmente il Bae purtroppo non ho mai avuto occasione di conoscerlo, a differenza di altri miei compagni di curva (fra cui ricordo con affetto Skeggia che era suo amico e che ora ci guarda da lassù insieme a lui), ma mi sono bastati i loro racconti e quelli dei suoi compagni di curva del Venezia Mestre per capire che grande persona che fosse, sia come ultras che come uomo, e quali erano i suoi sogni. Dopo la sua scomparsa sono iniziate una serie di cene, iniziative e tornei in varie città italiane e anche europee per raccogliere fondi per costruire quello che all’inizio doveva essere un campo sportivo dedicato alla sua memoria. A tante di queste iniziative ho partecipato con entusiasmo insieme ad altri ragazzi bolognesi, la maggior parte dei quali come me non aveva conosciuto il Bae, ma grazie a questo progetto è come se lo avessimo conosciuto tutti. Fin dall’inizio il mio sogno era quello di poter essere presente il giorno dell’inaugurazione dell’estadio del Bae. Sappiamo tutti che successivamente i fondi del progetto non sono stati dedicati ad uno stadio bensì alla realizzazione di un herbolario, di un acquedotto e in parte di una turbina idroelettrica in quanto queste opere per la popolazione locale erano ben più necessarie di uno stadio, ma già il fatto che tante tifoserie rivali tra loro si ritrovassero e insieme partecipassero ad un progetto così importante è stata una cosa bellissima, e ha dimostrato che i veri ultras sono prima di tutto uomini, e in occasioni come queste sanno mettere da parte le rivalità che comunque, come giusto che sia, non si cancellano…ma un conto è allo stadio, un altro è di fronte a queste iniziative.

Tornando al 31 luglio 2005, ho viaggiato da solo fino a Madrid, dove mi sono poi ritrovato con gli altri quattro ultras bolognesi (alcuni come me del Bologna FC e altri della Fortitudo Basket) che come me avevano deciso di presenziare a questo importante evento e quattro ragazzi veneziani. Fin dall’inizio l’entusiasmo e l’allegria regnava nel gruppo, nonostante non ci si conoscesse ancora bene tra di noi, e fin dall’inizio ci sono stati vari intoppi (due bolognesi lasciati a terra a Madrid per over-booking poi ripartiti con un volo notturno ed una lauta ricompensa; bagagli persi all’arrivo a Città del Messico, fra cui quelli contenenti i trofei e le maglie del torneo!!), ma per sdrammatizzare si pronunciava quello che diverrà il tormentone della carovana: tutto buonissimo, tutto benissimo! (nato dopo un pasto servito in aereo che non era proprio il massimo…).

L’appuntamento con tutti era fissato a San Cristobal per il 2 agosto, e per quella data le trenta e passa persone che dovevano formare la Carovana del futbol rebelde erano tutte presenti. Oltre a noi bolognesi e ai veneziani, c’erano ultras di Modena, Bergamo, Ancona, Empoli, nonché attivisti di Ya Basta di varie parti d’Italia. Non è riuscita ad arrivare purtroppo la rappresentanza cosentina, in quanto Claudio, il ragazzo che doveva venire, è stato bloccato alla partenza poiché la KLM, la compagnia aerea con cui doveva viaggiare, ha avuto ordine dagli USA di non fare sorvolare (sorvolare, nemmeno far scalo!!) sul proprio territorio persone sospette. Poiché Claudio ha una denuncia aperta per il G8 del 2001 hanno ben pensato di non farlo partire…una bastardata unica fatta da un paese che poi fa guerre in ogni parte del mondo!! Uno schifo!!

Recuperati nel frattempo anche i bagagli dei veneziani, si parte mercoledì 3 agosto al mattino presto con tre furgoni alla volta di La Realidad, e dopo otto ore di strada (la metà della quale non asfaltata) si arriva finalmente a destinazione. Devo ammettere che l’arrivo è stato un po’ traumatico per me: la stanchezza del viaggio, il caldo umido e opprimente, l’attesa sotto ad un albero prima di fare qualsiasi cosa visto che bisognava avvisare la comunità del nostro arrivo mi hanno scombussolato un po’, ma dopo aver sistemato le amache (altra novità per me il dormire in un’amaca!) nella scuola locale, attaccate a delle travi che non si sa come reggeranno poi durante tutta la nostra permanenza nonostante dei rumori ogni volta che qualcuno saliva che facevano pensare che prima o poi tutto sarebbe crollato, mi sono ripreso facendo un bel bagno nel fiume, che sarebbe stata la nostra ‘doccia’ durante il periodo della nostra permanenza in comunità.

Il giorno dopo abbiamo visitato la turbina idroelettrica e l’herbolario, realizzati grazie ai fondi del progetto Estadio del Bae e di Ya Basta, e già vedendo queste opere mi sono sentito orgoglioso di aver contribuito nel mio piccolo, insieme ad altri ultras, a realizzare opere importanti per questa popolazione, e vedendo le condizioni di vita degli indios ci si rende veramente conto che in effetti uno stadio di calcio non era una ‘priorità’ per questa gente. Fa riflettere anche vedere le differenze nella stessa comunità fra le case delle famiglie zapatiste e quelle filo-governative: entrambe vivono in baracche di legno e lamiera, ma le seconde hanno i pannelli solari e in una addirittura c’era una parabola di Sky!!! Nello stesso giorno c’è anche la prima vittima di un virus che colpirà più della metà della carovana con febbre alta e diarrea per un paio di giorni, tant’è che siamo arrivati quasi a fare le scommesse sui prossimi malati nonché calcoli di probabilità sulla fine o sull’espansione del virus. Il gruppo comunque fin dall’inizio è molto affiatato nonostante siamo un insieme di persone con esperienze diverse alle spalle (chi ultras, chi politica, chi entrambe), di città diverse, di curve spesso rivali…ma queste diversità io non le ho avvertite, mi è sembrato di stare con un gruppo di persone che conoscevo già da tempo…in fondo tutti i presenti hanno la convinzione che UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE!! Nello stesso giorno c’è stato anche l’incontro con la Junta del Buon Governo, veramente emozionante, che si è detta entusiasta della nostra presenza per il torneo. Sono stati consegnati loro anche 4000€ raccolti dopo la morte di Emiliano, leader degli ultras empolesi scomparso neanche un anno fa, molto attivo nel progetto del Bae. Non ho mai conosciuto neppure Emiliano, ma sono convinto che anche lui da lassù sia orgoglioso di noi.

Il 5 e il 6 agosto si svolge a San Josè del Rio, altro villaggio zapatista, il primo torneo del Futbol Rebelde dove partecipano, oltre al nostro team, quattro squadre di diverse comunità. Molto emozionante l’apertura del torneo, con l’esecuzione dell’inno zapatista e i giocatori delle cinque squadre schierati in fila indiana. C’è uno striscione di benvenuto agli amici italiani del futbol rebelde e per creare un po’ di atmosfera da ‘stadio’ si attaccano con dei bastoni uno striscione realizzato sul posto da un fortitudino, gli striscioni degli Ultras Unione e dei Rude Fans del Venezia Mestre, una mia personale bandierina del Bologna e una sciarpa della Fortitudo. Il campo è ai massimi dell’irregolarità, buche ovunque, pantano visto che appena piovuto e una conca su un lato del centrocampo. La nostra squadra perderà tutte le partite con risultati tennistici nonostante l’impegno e il cuore dei giocatori (non avevamo mai giocato tra di noi, per di più il campo era quello che era…tutte scuse direte voi che leggete…) e l’incoraggiamento di chi non giocava (supportati da simpaticissimi bambini locali), ma la vittoria più importante è quella di essere venuti fin qui a disputare un torneo con gli zapatisti, anticipando tra l’altro l’Inter che prossimamente dovrebbe disputare un’amichevole con la nazionale zapatista e, soprattutto, realizzando il sogno del Bae che purtroppo in Chiapas non era mai riuscito a venire. Chi giocava in porta tra l’altro indossava la maglia arancioverde con scritto ’12 Bae’ regalata a sua mamma…un vero onore!

Rimaniamo a La Realidad fino all’8 agosto in quanto era in programma la festa per il secondo anniversario della nascita della Junta del Buon Governo, per molti di noi significa rinunciare ad un giorno o due di mare, ma è una rinuncia fatta molto volentieri in quanto ci tenevano che fossimo presenti alla festa e che la premiazione alle squadre partecipanti al torneo fosse fatta durante la festa, e questo è stato un altro momento molto toccante con due della nostra Carovana che consegnavano i premi sul palco.

Martedì 9 agosto la maggior parte della carovana ha lasciato La Realidad, chi per andare al mare, chi per andare in altre comunità zapatiste, chi per visitare varie parti del Messico. Resterà comunque un’esperienza indimenticabile, unica e che non escludo di poterla rifare in futuro. E’ vero, in comunità non ci sono gli agi, non ci sono i divertimenti, non ci si può sballare, per mangiare qualcosa di diverso da uova e fagioli abbiamo dovuto cucinarci noi la pasta comprata a San Cristobal, non ci sono docce e gabinetti, ma è un’esperienza di vita che fa capire tante cose, fa capire che in fondo noi siamo ‘fortunati’ rispetto queste popolazioni, e al tempo stesso sono orgoglioso di aver potuto, nel mio piccolo, aiutarli, e così farò anche in futuro. Ottimo come già detto anche il nostro gruppo, e incredibile come abbiano vissuto in perfetta armonia ultras appartenenti a curve rivali tra loro (ma in fondo a dividerci erano solo i colori della maglia!) e persone impegnate politicamente che di calcio si interessano poco o niente. Sono anche convinto che il progetto del Bae andrà avanti, sarebbe un vero peccato che si concludesse qui. Se cinque anni fa il progetto pareva una follia, ora invece è una splendida realtà, molto più efficace e concreta dello sventolare un vessillo politico in curva solo per esibizionismo o per foraggiare qualche partito o movimento politico in fase elettorale.

In conclusione posso dire che, nonostante i mille intoppi comunque superati senza mai cadere nello sconforto e nella disperazione, il tutto buonissimo, tutto benissimo! si addice veramente a questa esperienza. QUE VIVA EL FUTBOL REBELDE, QUE VIVA EL BAE!

Matte, ultras del Bologna FC

3. EL SUEÑO REBELDE SE REALIZÓ…

La nostra delegazione composta da 35 persone è arrivata a La Realidad dove è stata ricevuta dalla Commissione di Vigilanza a cui abbiamo spiegato il senso della nostra presenza.
La delegazione era formata da rappresentanti de gruppi ultras che appoggiano il progetto de El Estadio del Bae provenienti da Bergamo, Modena, Bologna, Ancona, Venezia, Empoli e altri compagni.
Siamo stati ricevuti dalla Giunta a cui è stata consegnata una lettera di tutte le tifoserie del Futbol Rebelde italiano, la lettera di Claudio di Cosenza che piegava la sua storia all’aeroporto ed i soldi raccolti ad Empoli dai familiari ed amici di Emiliano, un ragazzo morto. La Giunta ha spiegato dettagliatamente la storia dell’èrbolario, uno dei progetti finanziato con i soldi de El Estadio del Bae.
L’erbolario è stato costruito su richiesta in particolare delle donne per permettere da un lato il mantenimento delle medicine tradizionali, che rischiavano di andare perse con la morte degli anziani che custodivano questi saperi, e dall’altro per permettere che le erbe trattate e trasformate in pomate e pastiglie fossero utilizzate in tutta l’area del Caracol.
Oltre a spiegare tutta la storia dell’erbolario la Giunta si è soffermata sul senso pubblico della salute e su come le decisioni sulle priorità nei progetti e nelle scelte vengano direttamente dalle comunità. Ad esempio negli ultimi mesi si è scelto di privilegiare la costruzione del ponte a San Jose e così è stato tanto e vero che finalmente dopo anni adesso la Clinica di San Jose è raggiungibile attraverso un ponte molto ampio e stabile da cui può passare anche l’ambulanza.
Nell’incontro abbiamo anche raccontato come la vicenda del El Estadio del Bae sia servita in Italia perchè il Chiapas e la lotta zapatista fossero conosciuti negli stadi e come attorno a questo progetto anche tifoserie a volte in competizione si siano trovate unite.
Dopo l’incontro c’è stata la visita all’Erbolario.
Abbiamo poi fatto un incontro come Ya Basta che e servito per raccontare la situazione in Italia ed in Europa in particolare ci siamo soffermati sul clima di chiusura di spazi di democrazia che si respira nel post Londra. Da parte loro la Giunta ci ha spiegato come pensano di continuare con i progetti produttivi curati da Ya Basta Bologna in tutti e quattro i municipi. Anche in questo caso le decisioni sullo sviluppo produttivo partono dalla realtà dei singoli Municipi.
Abbiamo anche consegnato la lettera del Comune di Jesi sul gemellaggio e l’impegno sul progetto Aguas para todos. Inoltre abbiamo proposto l’inizio del commercio degli anfibi come una delle ulteriori possibilità di cooperazione tra noi e loro.

Torneo del Futbol rebelde
Il torneo si è svolto nel campo di San Jose del Rio.
A parte le vicende calcistiche, come sapete abbiamo perso tutte e quattro le partite, il torneo si è aperto con le squadre schierate al suono dell’inno zapatista e con alcuni striscioni nel campo dedicati agli aficionados italiani.
Per due giorni siamo stati a San Jose e così abbiamo potuto visitare la Clinica dove continua ad essere attivo anche il servizio di chirurgia e un erbolario molto ben fornito.

Festeggiamenti del caracol
Durante la prima serata di festeggiamenti dell’anniversario della nascita del caracol abbiamo con una certa emozione e stata fatta la premiazione del Torneo. Gli aficionados avevano portato delle targhe fatte a mano uguali a quelle usate nella versione italiana del Torneo de El Estadio. Le targhe ed altri ricordi sono state consegnate nel palco del templete a tutte le squadre tra applausi e musichette…
Avevamo anche preparato un discorso che Christian a nome di tutti ha letto per riaffermare il gemellaggio nella ribellione tra due lati dell’oceano.

La stessa serata a sorpresa la Giunta ha fatto entrare nel Caracol due microbus da quaranta persone che inizieranno il servizio autogestito dalla selva a Las margaritas. La decisione di creare questo servizio e stata spiegata dalla Giunta come il modo in cui migliorare i trasporti in particolare per le donne che erano costrette con figli e mercanzie a salire su quegli scomodi camion scoperti ammassate ed in piedi.
Chiaramente l’arrivo dei due microbus a cui e stata messa la targa del Caracol è stato accolto con molti applausi. La serata e continuata con musica, questa volta molto più moderna del solito.
Per l’intera giornata del 9 la Giunta ha relazionato su tutti i progetti che sono stati svolti in tutti i campi facendo una disamina economica e sociale delle scelte fatte come Caracol e a livello di ogni singolo municipio … ed in serata c’è stato teatro per i bambini e ancora musica.

…ed ancora…

finiti i festeggiamenti molti sono ritornati ai molti villaggi che compongono il territorio del caracol della Realidad e noi salutati gli ultras che sono partiti abbiamo iniziato oggi le analisi dell’acqua che dureranno per diversi giorni…

Alla prossima puntata dalla Selva
Associazione Ya Basta

4. EL SUEÑO REBELDE SE REALIZÓ…

Hola a todos compañeros y compañeras, e non, saluti a tutti i partecipanti della interminabile carovana Ya Basta y Futbol Rebelde 2005.

Innanzi tutto mi scuso con Franz, gli ultras del Venezia e tutti i partecipanti del Futbol Rebelde, per il ritardo delle mie considerazioni sulla Carovana e in particolar modo sul progetto de El Estadio del Bae. Ritardo dovuto un pò per mancanza di tempo, visto i continui spostamenti e cambiamenti di rotta che tra una selva e l’altra, ci hanno visto prima ai Caraibi (2 giorni) e poi sul Pacifico, ritardo in parte anche voluto, visto che prima di scrivere due righe, resoconto, impressioni e riflessioni volevo almeno aspettare la fine della mia presenza in territorio messicano.

E cosi vi scrivo seduto su una poltrona dell’aereo della compagnia Copa Airlines che mi sta portando dal Messico all’Argentina passando per Panama, più precisamente a Buenos Aires, dove per un paio di settimane seguirò un altro progetto dell’associazione Ya Basta Marche, che prevede la costruzione di un consultorio medico per i Piqueteros degli MTD di Solano, periferia di Buenos Aires.

Voglio subito ringraziare l’associazione Ya Basta e i loro, chiamiamoli così, comandanti; dalla Vilma di Padova alle Federica di Reggio Emilia e di Torino, a Susanna di Jesi, a Luca di Milano, a Simone di Genova e per ultimo, ma non sicuramente ultima anzi, la Silva di Bologna…., grazie a queste persone ognuno a modo suo e ognuno con il proprio contributo mi hanno aperto ulteriormente gli occhi e nel corso delle varie carovane come in Argentina, Brasile e Chiapas, ho potuto cogliere certi importanti passaggi che mi sfuggivano prima, oltre logicamente a fare esperienza diretta, vedere e provare certe emozioni e crescere cosi politicamente.

Gracias a todos.

Scusate ma tutto ciò era doveroso…. E cosi io e Christian iniziamo l’avventura, partiamo per La Realidad, incontriamo la Giunta di Buon Governo e notiamo subito la grande disponibilità e l’entusiasmo nel poter realizzare e partecipare a questo torneo che corona un nostro sogno; contenti soddisfatti e felici, raggiungiamo insieme ad un simpaticissimo ragazzo di Empoli trovato quasi per caso per strada il resto della Carovana a La Garrucha. Da lì iniziamo una bella ed interessante esperienza, confrontiamo le diversità dei Caracoles e logicamente le cose comuni di Oventik, La Garrucha, Roberto Barrios e de La Realidad. Quattro su cinque, manca soltanto Morelia.

Visitiamo strutture, fabbriche, magazzini, scuole, sperimentando subito i primi effetti del dopo allerta rossa che ha portato poi alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e alla nascita delle Commissioni di Vigilanza (che serve come primo impatto di ricevimento di conoscenza per chi va a visitare un Caracoles), e la Commissione più specifica e politica, dove si tratta appunto più precisamente sulla situazione politica degli zapatisti e infine la già conosciuta Giunta di Buon Governo nata insieme ai Caracoles proprio nell’agosto di due anni fa. Passano cosi i primi 10 giorni dove c’è di fatto la prima divisione: un gruppo prosegue per Oventik, l’altro va a San Cristobal a prendere i “famigerati” ultras e si va a La Realidad. Ultras di Ancona, Modena, Bologna, Venezia ed Empoli; purtroppo mancano quelli del Cosenza e qui il fatto meriterebbe un capitolo a parte. Comunque, Ya Basta, e poi ognuno di noi a livello personale, esprimiamo non solo solidarietà a Claudio e compagna, ma soprattutto ne approfittiamo per rendere noto all’altra parte del mondo le ingiustizie che anche noi giornalmente subiamo perchè siamo schierati in prima linea contro questo sistema dei potenti e contro questo stato di guerra.

Beh…finalmente la carovana del Futbol Rebelde parte unita, e quando dico unita lo dico nel vero senso della parola perchè non è cosi scontato che ultras divisi da anni da forti rivalità, si ritrovano insieme, aggiungerei per la prima volta, in questo modo a giocare con la stessa maglia e per lo stesso scopo, uniti non solo nell’ideale ma anche nelle difficoltà quotidiane, come lavarsi, mangiare, andare al bagno, il non star male (riuscito a pochissimi), la lotta contro gli insetti e via dicendo. Quindi come una vera squadra è arrivato il momento di scendere in campo, la presentazione del torneo è talmente toccante che si rischia subito un infarto, in un clima surreale, sotto una pioggia battente, le 5 squadre in fila (la nostra più le 4 rappresentanti dei 4 municipi del Caracoles) cantiamo tutti insieme a viva voce, senza sottofondo e a squarciagola l’inno zapatista, i nostri avversari tutti con il famoso paliacate a coprirsi il volto dalle numerose fotografie e filmati a bordo campo e qui capiamo in modo inequivocabile che il sogno è diventato realtà. Surreale non è solo il clima ma è anche vedere noi tutti insieme ultras del Bologna, Modena, Ancona, Venezia, Empoli e ragazzi del centro sociale che in fondo non tutti capiscono la nostra realtà indossare la stessa maglia da gioco.

Grazie al Bae, ad Emiliano, a Mau, grazie a tanti altri ragazzi che come loro, che come noi, credono in un mondo diverso e migliore, e lottano quotidianamente per questo….. Anche loro sono in campo con noi come lo è stato Claudio e come lo sono stati tanti altri che non sono potuti venire… Dal risultato forse non si evince, ma vi posso assicurare che in campo abbiamo dato tutto quello che era nelle nostre possibilità e ognuno di noi ricorderà sempre con grande orgoglio la più piccola delle giocate, le cadute molto spesso, il campo, il clima lo scenario, un qualsiasi episodio e perchè no, il tripudio del goal che non significavano niente per il risultato ma che avevano sicuramente il merito di unirci ancor di più, tanto che i festeggiamenti sembravano spropositati, visto il punteggio. E` difficile davvero riportare su un pezzo di carta quello che realmente si è provato, bastava pero guardarsi negli occhi, uscivamo dal campo pesantemente sconfitti, acciaccati, stanchissimi ma i nostri sguardi erano pieni di gioia, la stessa gioia che ha provato Christian, quando a nome di tutti noi ha letto un comunicato conclusivo in un palco (davanti a tantissima gente), che ha visto protagonisti tanti comandanti dell’EZLN, tra cui anche Marcos, la stessa gioia ed emozione che ho provato io a cui è toccato l’onore di consegnare le targhe alle squadre partecipanti proprio nel giorno della festa della nascita dei Caracoles. Le nostre gesta (si fa per dire) non sono quelle dei nostri migliori giocatori, dei nostri ex idoli fortunosamente solo da “fioli” (bambini), le nostre giocate non verranno mai ricordate in nessuna delle tante testate e redazioni sportive e fortunosamente non andranno mai in onda in una qualsiasi tv a pagamento, nè in diretta nè in differita, nè in chiaro e nè criptata, ma sicuramente rimarranno ben impresse nei nostri cuori e nella nostra mente e ognuno di noi cercherà in qualche modo di trasmetterla ai propri compagni rimasti purtroppo a casa.

E così veniamo ai saluti, momento importante e toccante, non i soliti saluti di rito a cui siamo abituati. Penso seriamente che questo 1° Mondiale Rebelde (lo chiamo così perchè spero ce ne siano altri…), ha segnato qualcosa di importante nelle nostre menti, logicamente ora da riportare e tradurre ognuno nelle proprie realtà. Penso che questa esperienza ci ha dato la forza e lo slancio giusto per non fermarci ma per rilanciare ulteriormente questo e altri progetti. Così dopo queste forti emozioni alcuni di noi rimangono a La Realidad per le analisi dell’acqua nell’ambito del progetto Agua para todos. Incredibilmente la testardaggine che tra l’altro ci contraddistingue, ci dà la forza dopo quasi 18 ore di viaggio di arrivare a Tulum e tra il bel paesaggio e il mare, tra le piacevoli sorprese c’è anche quella di ritrovare gran parte della carovana. Giusto il tempo di ricaricare le pile e via, si riparte per La Garrucha; altrettante ore di viaggio per assistere all’incontro tra la Comandancia, tra cui anche Marcos e le varie organizzazioni messicane. Così il 20 e il 21 in un ambiente surreale tra la musica e le tiende allestite come se fossimo ad una festa dell’Unità (passatemi il parogone), ad un certo punto arriva l’EZLN a cavallo, una decina di persone tra cui anche il SUP, e qui sale forte nuovamente l’emozione, che può sembrare banale ma che è reale. Tra le altre cose consegniamo al Sup tre magliette, una dei disobbedienti, una de El Estadio del Bae (quella con cui abbiamo giocato) e logicamente una degli Ultras Ancona, con tanto di lettera scritta a nome di tutti da Ya Basta , che Marcos in persona dopo averla letta, ha detto che risponderà. Ovviamente oltre al momento emozionate, è stato molto interessante essere presenti anche per rendersi un pò conto della situazione in generale come organizzazioni e associazioni politiche e non in Messico, che comunque vogliono ribellarsi, e la consapevolezza di essere stati presenti ad un momento storico politico importantissimo. Stanchissimi ma penso tutti soddisfatti andiamo anche qui dopo moltissime ore di viaggio, ancora due giorni al mare, questa volta sul Pacifico. Qui dopo 2 giorni di assoluto relax e grosse abbuffate di pesce il 24 è giorno dei saluti, infatti mentre il resto della comitiva va a San Cristobal per unirsi a quelli che andranno ancora ad un altro incontro per la Sesta Dichiarazione, io parto invece per Città del Messico dove appunto oggi 26 prendo il volo per l’Argentina per seguire altri progetti.

E così come la vita, anche la lotta continua…

Saluti a tutti, a chi è già in Italia, a chi ora è a La Garrucha, a chi tra pochissimi giorni insieme alle mamme di due ragazzi come noi, Dax e Carlo, consegneranno delle ambulanze ad Oventic, per la realizzazione di un altro progetto. Saluti a tutti e tutte e arrivederci al più presto in Italia, dove ci attendono ulteriori battaglie e lotte per i nostri diritti, piu convinti e ribelli che mai…

Hasta la victoria siempre.
Un amigo, un ultras, un compagno…
Alessio

IL GENDARME MONDIALE E IL MAESTRO DI SCUOLA

Cronaca di un arbitrio internazionale. Il gendarme mondiale ed il maestro di scuola.

Veniamo a conoscenza che è stato impedito di raggiungere il Chiapas ad un nostro compagno, Claudio Dionesalvi, insegnante alle scuole medie di Lauropoli (provincia di Cosenza), dove avrebbe partecipato alle iniziative della nostra Associazione: tra le quali la visita al sistema educativo autonomo indigeno zapatista della zona Altos, e il torneo di calcio del Futbol Rebelde con le squadre di giovani delle comunità della zona della Selva.

Dopo avere acquistato il biglietto e dopo avere fatto il primo tratto di volo fino a Fiumicino, il supervisor della compagnia KLM, di nome Compagnone, gli ha infatti impedito di proseguire il viaggio. La ragione è la richiesta di non far viaggiare “persone da loro giudicate indesiderate” che il governo degli Stati Uniti d’America ha fatto alle compagnie aeree che SORVOLANO il loro spazio aereo (e non solo a quelle che vi fanno scalo anche per transito).

Questa decisione e questa prassi è completamente inaccettabile, il torto che viene imputato a Claudio è forse quello di essere finito imputato nell’inchiesta di Cosenza sui fatti di Genova del 2001, e la logica che prescrive il sorvolo aereo in base semplicemente a dei procedimenti penali aperti è la delirante applicazione della dottrina della logica di guerra globale permanente del governo mondiale in uniforme “Made in USA”. Siamo vicini a Claudio e alla sua giusta decisione di raggiungere le comunità indigene in resistenza in Chiapas, stringere le loro mani e sostenere i loro progetti di autogoverno e lotta per la dignità, la libertà, la democrazia.

Certo appare paradossale che il gendarme del mondo in nome della democrazia, dei diritti e del benessere umano abbia timore di un maestro di scuola, che vuole incontrare e sostenere i ragazzi che hanno scritto il libro di racconti che propone ai suoi studenti. E non esiste principio legittimo di legalità che permetta ad una compagnia aerea privata di obbedire ad un dictat nordamericano senza nessuna mediazione ufficiale, impedendo il volo direttamente e senza un consenso di poteri pubblici. Ma evidentemente un conto è la democrazia e i diritti umani degli slogan USA e un conto sono i progetti reali che intervengono direttamente per trasformare e migliorare la vita delle persone, come stanno sperimentando la comunità zapatiste del Chiapas.

Associazione Ya Basta
Luglio 2005

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